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Storia della Polonia

 

L'’attuale Polonia venne abitata, per la prima volta, nel corso del Paleolitico inferiore, anche se i primi insediamenti degni di nota vengono fatti risalire al Mesolitico (9000 - 5000 a.C.).
Nel X secolo, lo storico Ibrahim ibn Jakub parlò per la prima volta, in maniera ufficiale, di Polani (popolazione di Cechi stanziata lungo il fiume Oder), nelle sue cronache.

Per volere dell’imperatore Ottone I il Grande, Mieszko - principe della tribù dei Polani – nel 966 ottenne il titolo ducale, dopo essersi convertito al Cristianesimo sposando la principessa ceca Dubrawka.
Dopo di lui, il suo successore, Boleslao I il Coraggioso (Bolesław I Chrobry), espanse il territorio e, nel 1025, ottenendo dall’imperatore del Sacro Romano Impero il titolo di re, gli diede riconoscimento internazionale.

Presto però per la Polonia, seppure alleata del Sacro Romano Impero, iniziarono le difficoltà in quanto dovette cominciare ad affrontare le invasioni di diversi popoli germanici.
Quando nel 1138, re Boleslao III Boccastorta morì, la Polonia venne divisa in diversi principati e rimase così fin quando nel 1241 si trovò ad essere invasa dall'Orda d'Oro mongola.

Nel 1320 Ladislao I il Breve assunse il potere e riunì i vari principati nel Regno di Polonia. La sua opera di sviluppo e rafforzamento dello stato polacco, fu poi ripresa, alla sua morte, dal figlio Casimiro III il Grande, morto nel 1370, l'ultimo della dinastia Piast.

Dopo la sua morte, i problemi dinastici provocarono una serie di unione con gli stati confinanti: l'Ungheria (1370-1384; 1434-1444; 1576-1586), la Lituania (1386-1795), la Svezia (1587-1600) e la  Sassonia (1697-1764). Soltanto l'unione con la Lituana riuscì, portando alla creazione di uno stato che dominò l'Europa Centrale e Orientale fino al XVII secolo.

Durante il regno di Zygmunt August vennero a crearsi i presupposti per l'estensione del potere polacco a est e della creazione (con l'Unione di Lublino del 1569) della Confederazione Polacco-Lituana, che si estendeva dal Mar Baltico e dai Carpazi fino all'attuale Bielorussia e all'Ucraina occidentale e centrale (che prima erano state parte del Rus' di Kiev).

Dalla metà del Seicento, una ribellione di cosacchi condotta da Bohdan Chmielnicki diede inizio all'epoca turbolenta del Potop (Diluvio): un periodo travagliato dalle numerose guerre contro l'impero ottomano, la Russia, la Svezia, la Transilvania e la Prussia - Brandeburgo

Negli anni successivi, l'elettività del sovrano e il principio del liberum veto nel Sejm provocarono lo svanire del potere centrale ed una crisi nelle istituzioni, che indebolirono a tal punto la nazione da lasciarla in balia di Austria, Prussia e Russia.
Solo alla fine della Prima Guerra Mondiale, la Polonia riuscì a liberarsi di oppressori ed invasori.

Poco dopo la capitolazione della Germania nel novembre 1918, la Polonia riguadagnò l'indipendenza come Seconda Repubblica Polacca.
Secondo il volere degli alleati concordarono, infatti, iniziò la ricostituzione della Polonia come stato cuscinetto tra Germania e Unione Sovietica.

Non tutto era risolto però: rimaneva molto alta la tensione con la Russia. Dopo qualche tentativo diplomatico, i polacchi ruppero gli indugi, attaccando le truppe russe a Zitomir sulla strada per Kiev che sarà presa il 6 maggio; i sovietici contrattaccarono e quando gli inglesi cercarono di mediare e trattare i russi non vollero sentire ragioni e  continuarono l'offensiva che li porterà fino alle porte di Varsavia. La Polonia però non si arrese e vinse una decisiva, definita "il miracolo della Vistola", e riuscì ad occupare buona parte della Bielorussia, il territorio di Vilna, e la parte più occidentale dell'Ucraina.

A questo punto. La Russia bolscevica, col Trattato di Riga del 1921 riconobbe le conquiste polacche in Bielorussia e in Ucraina. Il territorio di Vilna fu poi annesso alla Polonia nel 1922, tramite plebiscito. Infine l'Alta Slesia fu acquisita grazie alla Guerra polacco-cecoslovacca. Tali confini restarono sostanzialmente invariati fino al settembre del 1939, quando le truppe tedesche invasero la Polonia ed iniziò la Seconda Guerra Mondiale. Una guerra ricordata come una delle pagine più orribili e tristi e che ferì profondamente la Polonia ed il popolo polacco: più di 6 milioni di persone morirono, metà dei quali ebrei.

 


Dopo la guerra, il territorio polacco venne ridisegnato: la Polonia perse ad est 188.000 km² (15 milioni di abitanti) a favore dell'Unione Sovietica e guadagnò 122.000 km² a spese della Germania.
Dal punto di vista politico, la Polonia si ritrovò con un governo comunista, che lasciava ben poco spazio all’autonomia e alla libertà personale.

Nel 1952, venne ufficialmente proclamata la Repubblica Popolare di Polonia.
Nel 1980 gli scioperi dei lavoratori portarono alla formazione di un sindacato indipendente, "Solidarność", che con il tempo divenne una forza politica, appoggiata ufficialmente da Vaticano e dagli ambienti occidentali europei.

"Solidarność" erose il dominio del partito comunista e nel 1989 vinse le elezioni parlamentari; l’anno seguente Lech Wałęsa divenne il primo presidente eletto. Nonostante l’ancora grande instabilità politica, vennero riconosciuti diversi diritti civili e umani e si iniziò la lunga e difficile  transizione dall'economia centralizzata all'economia di mercato.

 

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